10 08 2012 – ambasciata del Burkina Faso a Bruxelles

Ecco finalmente la timida bandiera con la stella, attaccata a un palo davanti ad una casa col cancello, in un quartiere residenziale morto d’estate. Suono.

Entrando, una vetrina polverosa che vende vecchie saponette è sovrastata da corna credo di antilope. Più avanti, una pesante scala sale nell’oscurità. Sotto di essa, un grande schermo col tg acceso, dei divani di pelle marrone, uno stretto sportellino di legno SERVICES VISA.

Devo riempire lo stesso modulo due volte, su un tavolino sono a disposizione forbici e colla per incollare le fototessere. Mi accingo a compilare con precisione, accanto a me una ragazza molto più esperta che ritaglia le facce di due o tre bambini.

Durata del soggiorno? 77 giorni. Numero di figli? Nessuno. Motivo del viaggio?

Tourisme?”, mi chiede l’uomo dietro allo sportello. Porta una tunica bianca ed azzurra sopra a dei vestiti da impiegato. Non ha caldo? Ha un accento gommoso, capisco la metà di quello che dice. Sorrido, chiedo di ripetere, mi scuso e sorrido di nuovo.

C’est ce qu’ils m’ont dit d’écrire… j’ai une lettre d’invitation…”

Ah, il s’agit de Messieur M.?”

Oui…”, sorrido.

Vous pouvez retirer votre visa vers 16h30”

Merci. J’ai une amie qui se trouve en France en ce moment. Elle veut savoir si elle peut faire les démarches pour son visa par la poste…”

Solo se poi lo vado a ritirare io – non hanno i soldi per spedire il visto per raccomandata.

Tornando nel pomeriggio, fa ancora più caldo. Ritiro il passaporto, ringrazio, riparto. Per strada c’è un bambino annoiato che monta un enorme fucile ad acqua. Qualcuno mi chiama – il signore con la tunica. Cos’ho dimenticato?

 “Mademoiselle, ça vous intéresse de rencontrer certains des mes amis à Ouaga?”

Oui… peut être…”

Ça vous interesse si je vous appelle quand vous serez labas?”

Je ne sais pas, je serais très occupée…”, sorrido, non capisco.

Vous êtes libre ce soir? Je peux vous offrir quelque chose à boir?”

Ah, ecco. Non, merci, ce soir j’ai déjà un diner prévu.”

On peut se voir pendant le weekend?”

Ah, non, merci, c’est gentil…”

Sorrido, riparto.

Mi becco un getto di acqua ghiacciata sul collo.

Quando mi giro, gambette magre che fuggono dietro la siepe.

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