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I

È vero avevo le cuffie e mi perdevo tra fiori gialli mossi dal vento

del mio primo montaggio video

non stavo ascoltando. Mi sono accorta che la crisi era già cominciata

che già tutti si erano alzati

ordini, ambulanza, non dovete toccarlo

è lo stress

si è irrigidito prima sulla sedia,

è caduto di lato al rallentatore

e poi ha cominciato a tremare

forte

il cranio batteva per terra

ad una velocità

Attenzione alla lingua

mi alzo, non so che fare

a terra la danza del demone

io ferma

batteva la testa per terra

qualcuno ci ha messo una maglia

ma certo è la cosa da fare

io immobile

più ferma di un gatto.

II

Vous avez un petit quelque chose? Vous n’avez pas plus? Vous n’avez pas 5 euros? Une petite pièce de 5 euros?”

Je n’ai plus d’argent”, le risponde la donna seduta accanto a me, ha un biglietto da 20, ma cerca una somma più piccola da dare alla vecchia. Poi, di getto, le molla il biglietto da 20.

Merci, Dieu vous benit”, muah-muah, prende la mano della donna e gliela bacia. “J’en suis sure, Diane vous le dit, ils vous les renderons. Quelque mil- millienaire, millier…” e se ne va senza calze tra gonna e ciabatte.

La donna accanto a me, nemmeno lei deve star molto bene. Si schiaccia in faccia la mano gentile, sussurra violenta la sua pena. Si serra le dita alla bocca non capisco che dice, solo un gemito a pressione dietro a una lunga ricrescita di riccioli biondi ed un lungo gilet di lana a pelucchi sta per voltarsi, guardo di là

dove

una coppia ghignante si bacia, si guarda lei senza scarpe, nel mio mondo solo per caso non vedono altro che I denti sporgenti dell’altro. Si amano negli occhi ridendo di denti gialli, lui capelli rasati salvo un ciuffo dietro la nuca. Traballano, non vedono altro che il loro delirio al di là

della sottile linea gialla

perché non arriva il mio tram?

III

Abbasso lo sguardo sulla poltrona che mi sto trascinando a casa un po’ macchiata, un po’ in buono stato. Come la sistemo senza spendere troppo? Che dopo la mostra la butto?

Me ne vado in giro con una vecchia poltrona e mi domando

qual’è il mio ruolo in tutto questo

ridicolo attorno sferzato da dolori indicibili, osservo

ed annoto ironie della sorte

e trasporto

una poltrona

nella notte ancora chiara

e mi dico che bello avere una chiave da girare in una toppa

una posta per passare la notte all’asciutto

in un angolo di mondo a caso.

In ogni caso

ogni volta che ho immaginato una vita un po’ domestica

con libri calze di lana

cibi colorati

tazze di tè

baci e divani

fuori dalla finestra intanto piove

A l’intérieur de moi il y a un espace ouvert,

une sortie de secours, une distance

qui apaise mes sens brûlants,

un télescope qui me projette au loin de  l’écrasant,

et je suis source libre qui coule le long du vent.

Assise sur mon fauteuil, ce n’est pas par la fenêtre

que je regarde vraiment, tu peux passer sans crainte

d’être mouillé, si tu me prêtes ta peau

tu peux suivre le ruisseau.

“Si ma te lo posso portare un videoproiettore

tanto nella mia valigia c’è solo prosciutto!”,

“E le bottiglie d’olio…”, lontana, la mamma

nel frastuomo dell’auto raggiunta con skype.

“Beh magari il prosciutto fallo portare a lei,

tu intanto portami il videoproiettore

e il lettore dvd.”

“Si ma poi cosa mangiamo?”

Lo sapevo che non era primavera.

Immagine

Trovata stamani

intorno alle 10,15 Rue du Temple/Tempelstraat

Bruxelles.

Te l’ho mai raccontata la storia

Era di mia nonna

di questo golf?

e anche di mio padre

ma quando era piccolo non brillava

così c’era solo la lana

rosa quando

non gli stava più e visto

che era lana buona

lei l’ha disfatto

per rifarsene uno

intessuto di filo cangiante

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