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SLo Straniero di Ottobre, Partenze, mini storia di parole mie e disegni di Alice Milani.

Yay!

cop--172-ok

di spalle ti ho visto

al bar con un maglione azzurro

leggevi ti era caduta

la sciarpa

la birra, perfetta sulle labbra

mentre fuori nevicava

ti ho visto in tram

i capelli un po’ elettrici per colpa del freddo

pop nelle orecchie

la tua schiena sorrideva

ti ho visto, ballavi

anche tu nella vecchia stazione

sul palco suonavano computer

fumavi una sigaretta

anche se era vietato

anch’io ero un po’ ubriaca

ti ho visto

al mercato vicino al banco del coriandolo

con gli occhi chiusi

nessuno ti spingeva

salivi su un autobus con l’aiuto di un braccio gentile

il vento

lacrimava i tuoi occhi

portavi la tua bella pelliccia

bellissimo in bicicletta

smontavi elegantemente togliendoti il cappello

e ti passavi una mano dove

una volta per sbaglio

ti eri cancellato i capelli

non hai visto

camminavi veloce

mi sono ricordata

di non averti più chiamato

non mi hai vista

perché eri concentrato

nell’operazione ricurva

di spedirmi delle lettere

è da quella notte che abbiamo diviso il taxi

che non ti ho più visto

mi dicevi con pelle screpolata

che ora pensavi un po’ a te

i tuoi occhi non brillavano

insultavi una vecchia

che ti aveva molestato con l’ombrello

credeva di avere tutti i diritti

ma era solo una vecchia

ti ho visto

ridere io ti amavo molto

avevi una grande borsa sulla spalla

e sapevi dove andare

Ci voleva la pelle sottile

di latte il ricciolo chiaro

un sorriso

nee

Mikeela

handwasser!

 

può darsi che entro pochi minuti ti lascio perché suonano alla porta

Seleziona quadronovembre 2013

She came back with sand in her hair
and all her folds
were salty
i felt the sun in her skin
as she kissed my lips
before she let it  all drain down the shower hole
up on board i waited
for the coming home sounds
to stop with my lonelyness
for the night

A l’intérieur de moi il y a un espace ouvert,

une sortie de secours, une distance

qui apaise mes sens brûlants,

un télescope qui me projette au loin de  l’écrasant,

et je suis source libre qui coule le long du vent.

Assise sur mon fauteuil, ce n’est pas par la fenêtre

que je regarde vraiment, tu peux passer sans crainte

d’être mouillé, si tu me prêtes ta peau

tu peux suivre le ruisseau.

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